Racconti fuori di... sella

In pista come una Ferrari - di Marcello del Brocco

Uomo,il motore sei tu.
Questo è lo slogan della 12 ore Cycling Marathon di Monza svoltasi il 3 e 4 giugno nello stupendo tempio dei motori quale è l'autodromo di Monza prestato per una volta alle biciclette. Arrivo nel pomeriggio per ritiro chip,accreditarmi e far controllare la bici se avesse tutte le luci necessarie e lasciarla in parco chiuso e già si respira odore di competizione.Si competizione perché se per me è un'avventura (l'ennesima)e sfida contro me stesso per altri è una vera competizione.Squadre da 8 , da 4,da 2 o categoria di cui ho voluto far parte solo,tanti modi di interpretare una cosa comune,la bici.Per l'occasione sono venuti a vedermi,anche solo alla partenza,mia moglie e mio figlio e per la legge dei numeri mezz'ora prima di entrare in pista è arrivata una temporalata che ha fatto slittare la partenza di mezz'ora.Eravamo nei box e si guardava fuori come gli uomini della F1,finalmente smette e si può iniziare,briefing in pista e poi giro di riscaldamento a 25 orari dietro macchina con partenza lanciata,i 25 orari li ho visti solo in curva , prima della parabolica affianco Yuri Chechi (campione di ginnastica)che mi augura buona corsa ma da li a poco c'è stata l'accelerazione temuta,passaggio sul traguardo a 47 orari che ho mantenuto solo per 1 km anche perché subentra il ragionamento che non mi sarei fermato per avere il cambio da li a poco ma avrei dovuto pedalare per 12 ore,con gambe imballate mi accodo ad un gruppo con un bel passo e ci sto dentro comodo,mi sento bene.L'esperienza della Milano-Sanremo mi dice di mettere più velocemente possibile km sotto le ruote perché la crisi è sempre dietro l'angolo,la prima sosta decido di farla dopo mezzanotte e mi ritrovo con 120 km macinati,stanco ma sto bene,bisogna sempre rimanere concentrati perché la notte ci sono i gruppi veloci che passano a velocità importanti e tu devi sempre guardare davanti fidandoti che nessuno ti prenda anche solo per sbaglio,nel frattempo riesco sempre a trovare dei gruppetti che viaggiano ad una discreta velocità e ne approfitto per accodarmi,faccio altre 2 ore prima della sosta e riesco a mettere in tasca 172 km,le gambe iniziano ad avere i primi scompensi dovuti al ritmo per me sostenuto ed al freschetto con umido della notte (ore 2).Si tira avanti ma vedo che l'andatura cala perché dove sul rettilineo (in leggera salita)andavo ai 32 adesso vado a 28 ma fa niente era nel conto.Ore 4.30 e 224 km mi fermo per un'altra sosta,passo dal box e c'è gente che dorme o si riposa,io no,devo proseguire ma vado a prendere un energetico caffè acqua e una banana,mi siedo perché le gambe mi fanno veramente male,qui inizia la battaglia con la mia testa ed i fantasmi che giravano attorno,iniziavo ad avere paura di non potere arrivare al mio obbiettivo di 300 km,la testa può far tutto,aiutarti o lanciarti nel baratro,ogni giro le gambe tornavano a girare e quindi mi tranquillizzavo ma il timore era sempre presente.Intorno alle 6 avevo circa 260 o qualcosa in più di km ed inizia a piovere,decido di rientrare ai box e mettere la mitica mantellina in goretex che stavolta avevo dietro, sappiate che è servita a molto poco visto le bombe d'acqua che sono scese,mai presa così tanta acqua,nonostante questo decido di continuare,il traguardo non è lontano,l'andatura cala sempre più e rispetto alle medie iniziali riesco a spingere solo sul rettifilo opposto ai box,sul rettilineo principale in fondo riesco ad andare non più di 23 orari,sto finendo la benzina ma stanno anche terminando le 12 ore,il risultato prefissato lo ottengo 40 minuti prima del termine quindi mollo un po, le gambe ringraziano,l'ultimo giro decido di farlo al rallentatore in modo da arrivare sul traguardo scadute le 12 ore in modo da non dover fare un'altro giro,come me la pensano in tanti e ci troviamo raggruppati prima della parabolica stranamente tutti sorridenti.Scadono le 12 ore e ci avviamo al traguardo,in prossimità ci dicono che se vogliamo passavamo il traguardo è facevamo un altro giro o aspettavamo che tagliassero il traguardo i primi e finiva li,dopo il gesto elegante da parte mia dell'ombrello abbiamo aspettato i primi e tagliato il meritato traguardo.Contento,soddisfatto,dolorante,con due dita insensibili della mano destra ho portato a termine quest'impresa,perché per alcuni può sembrare pazzia o incoscienza ma io ho fatto tutte e 12 ore con coscienza piena concentrato come non mai e felice del risultato,anche stavolta quello che ho voluto l'ho portato a casa,adesso vado a dormire magari sognando i bei momenti passati stanotte,anche se qualcuno vuol dire il contrario la notte è bello per pedalare e questa è un occasione per provarla un tutta sicurezza.Uomo il motore sei tu.

Da Monza al duomo sulle orme dei pro - di Simone Bergaglio

Sono stanco. Ma me ne accorgerò veramente solo a casa. Sono pieno di felicità, perché oggi ho avuto la dimostrazione che ci sono amicizie fortissime che nascono dalla passione. La passione per la fatica. La passione che nonostante il cuore a mille e i muscoli che fanno male ti spinge a tenere duro ancora un colpo di pedale. La passione che ti porta a ignorare le paure. Sono le 8:36 di domenica mattina. Sono con 5 amici alla partenza di una cronometro a squadre. Tra poche ore qui saliranno i prof. dalla maglia nera Fonzi a Domoulin che vincerà la centesima edizione del Giro d’Italia. In tutto 6 amici, una squadra: La Dergano ‘n’ Friends. 4 maglie Dergano, 1 maglia dell’Eurobike di Cusano e una maglia Mercatone Uno piena di ricordi e leggenda. Una sola squadra unita dalla passione. Marcello il coraggioso: non ci ha pensato due volte; la Dergano chiama, Marcello:” Presente”. Eric la mente che vista l’occasione ha reso possibile tutto questo: in OTC (la società che gestiva le iscrizioni) hanno un suo poster. Ci giocano a freccette. Massimo l’elegante, dice di essere alla canna del gas, pedalata elegante e composta in ogni frangente. Kapila Kubrik, concentrato come pochi, tira come un dannato, non dimentica di sorridere e registra il tutto con l’action cam. Giuseppe o’ animale, è ovunque; ti è di fianco ad incitare, poi in fondo a riposare. Quando va davanti manca solo la ciminiera poi è una locomotiva. Marco lo sfortunato, la burocrazia che gli impedisce di partecipare, non si perde d’animo e ci accompagna alla partenza ci aiuta nel riscaldamento e vola al traguardo per l’ultimo incitamento. Direttore sportivo.
Quasi 30 km in cui mi sono “svegliato” a 500m dalla fine. Brividi e l’emozione che esplode in un grido: “la Dergano ‘n’ Friends c’è!”.
Grazie a tutta la ASD CICLISTI DERGANO e a tutti i suoi amici.

Randonnèe Tra vino e riso - di Gianni Sestini

Domenica mattina ore 7,00 si sono ritrovati alla partenza presso il centro sportivo di via dei Ciclamini i soci Sestini e Del Brocco orfani del campione sociale Greppi giunto stanco all’appuntamento per l’incessante abnegazione con cui si dedica al…. suo lavoro.
Abbiamo lì trovato una vecchia conoscenza della Dergano il Gigi Saronni sempre in forma da agonista tra l’altro ancora più allenato del solito dato che è andato in pensione ai primi di Marzo. La notizia dell’ennesimo neo pensionato ha fatto scattare un controllo nel sistema di calcolo ai fini pensionistici sotto la supervisione della Fornero che ha esclamato: “E’ impossibile c’è una falla nel sistema….”.
Alle otto in punto ci siamo radunati con gli altri dietro il tavolo del timbratore ( figura mitica delle randonnee) e siamo partiti con i migliori propositi convinti di affrontare un percorso non troppo duro ma lungo e quindi obbligatorio nel dosarsi per non arrivare esausti magari a pochi km dall’arrivo e soprattutto preparati avendo controllato tutti i siti esistenti sul meteo, incrociando i dati, le percentuali di rischio pioggia, l’ora esatta in cui avrebbe potuto piovere in tale località etc. e dopo aver avuto conferma da un partecipante che ci ha illustrato un algoritmo da lui inventato, siamo partiti.
Purtroppo non ci ha azzeccato nessuno ed abbiamo percorso tre quarti del percorso sotto la pioggia sferzata dal vento a volte gelido. Avevo avuto un presagio che la giornata potesse assumere caratteri negativi dato che il luogo del ritrovo è la sede di una società sportiva affiliata all’AC MILAN ma mi sono detto se figurati che questo può incidere: Taacc..
Percorso pianeggiante all’asciutto sino a Landriano e poi pioggia. Sempre insieme si è aggregato a noi un socio del gruppo Eurobici, società organizzatrice della manifestazione che aveva preferito stare con noi invece di tirarsi il collo pronti via con il suo gruppo che si era attaccato ad un treno media 40-45 km/h al quale siamo stati dietro anche noi per un tratto ma dal quale per il motivo sopradetto ci eravamo staccati. Ebbene questa persona di nome Fulvio era di origini laziali ma ha vissuto per 40 anni a Messina e 20 anni fa andava in bici con il padre di Nibali, ciclista amatore con un problema che lo assillava: il figlio sempre in giro in bicicletta e mai sui libri di scuola. Mi ha raccontato che Nibali senior era arrivato al punto di rompere la bicicletta al figlio per farlo studiare tornando poi sui suoi passi dando il benestare al giovane Nibali a partecipare alle gare amatoriali di Messina dove venne notato da un selezionatore di una squadra con sede in Toscana che offrì alla famiglia Nibali la possibilità di far crescere il loro figlio sportivamente e culturalmente fornendo anche l’istruzione scolastica alla condizione di portarselo con loro in Toscana. E’ così fù. Vero o falso non lo so’ ma il racconto mi ha affascinato.
Siamo così giunti sempre più bagnati al ristoro di Castana un paese prima di Santa Maria della Versa. Il servizio ristoro è stato organizzato all’interno di un capannone di un azienda agricola del posto di nome Colombi che ha offerto i loro prodotti tra cui un vino rosso spettacolare anche se la cosa più buona era la pancetta: una bomba. Io e Gigi ci siamo dovuti convincere a vicenda che era ora di smetterla di mangiarla mentre Marcello conversava e magnava ovviamente( mi sembra giusto!!). Siamo ripartiti e per smaltire quanto mangiato ci sono bastati i primi due strappetti appena usciti dalla Casa Colombi ( nome dell’azienda agricola) ed in quel momento è avvenuta la svolta di giornata.
Gigi aveva nuovamente preso il comando del gruppo al quale si era aggiunto un altro ciclista dopo il ristoro ed io mi ero messo al suo inseguimento. Dietro Marcello continuava a borbottare sulle capacità di grimpeur di Gigi alchè mi sono a lui rivolto facendogli notare che lui era esattamente il doppio di Gigi e di come questo facesse la differenza in salita. Bene giunti all’apice della salita nel paese di Pometo esattamente alla metà del percorso, io e Gigi abbiamo aspettato gli altri in un bar e dopo la sosta caffè di tutti siamo ripartiti. Da lì iniziava la discesa che ci avevano raccomandato alla partenza di percorrere con la massima attenzione perché la strada era veloce e dissestata e lì il nostro Marcello, colpito precedentemente nell’orgoglio, ha iniziato ad impostare un andatura da gran fondista che abbiamo tenuto solo io e Gigi e.. ciao ai nostri compagni di avventura. Ci sono stati tra di noi dei confronti se fosse il caso di rallentare ed aspettare gli altri ma un po’ il tempo brutto, un po’ la sensazione di poter tenere quel ritmo ancora per in po’ abbiamo percorso i successivi km in tre recuperando nel tragitto altri gruppetti di due o tre ciclisti con i quali ci siamo ritrovati poi al check-point di Vigevano che noi abbiamo raggiunto bici in spalla percorrendo scalinate del 1500 avendo equivocato sulla posizione del punto di controllo, vabbè.
Da Vigevano a Milano dopo esserci rifocillati, dissetati, telefonato alle rispettive signore ed esserci presi una meritata pausa siamo ripartiti e senza pioggia e con una buona media abbiamo percorso tutta la Vigevanese sino a Corsico per poi proseguire sino all’arrivo.
Una nota negativa le strade provinciali piene di buche anche riempitesi d’acqua piovana ed il doverle scansare allargandosi verso il centro careggiata non ti fa star tranquillo e stessa cosa per la discesa verso Groppello Cairoli da sistemare credo da qualche legislatura….
E’ sempre un piacere percorrere le strade con Marcello ed ancora di più per me quando nelle Marcelliadi non sono compresi bestemmioni assortiti anche perchè quando succede lui viaggia ancora più forte in salita che è sempre maledetta fatica ma se affrontata con determinazione è forse il più alto sentimento di questo sport.

Giro del lago d'Orta: cronaca di una piccola grande impresa - di Alessandra Bonsignore

Voglio condividere, raccontandola, la gioia di quella che per me è stata davvero un'avventura meravigliosa.
Ore 8.30 di lunedì 17 Aprile: partenza da Pella, sulle rive del lago d'Orta, con l'obiettivo di percorrere , pedalando, il giro del lago.
"Una sgambata da nulla" - starà pensando la maggior parte di voi..."una grande sfida" - pensavo io.
Inizio a pedalare e dopo pochi Km la prima difficoltà del percorso: una salita con pendenza indicibile che mette a dura prova il mio impreparato fisico.
Ma la voglia di portare a termine la mia impresa era troppo grande...avevo un obiettivo: concludere il giro del lago sulla mia bici a tutti i costi.
Nonostante il tempo sfavorevole (...una nuvola minacciosa ci ha seguito lungo tutto il giro)...nonostante abbia dovuto affrontare una salita faticosa e interminabile... nonostante il mio scarso allenamento...nonostante l'incredulità di chi non pensava ce la potessi fare veramente... sono arrivata a destinazione...obiettivo raggiunto!
Di questa piccola grande impresa porto nel cuore la grande felicità di aver potuto condividere questa avventura con il mio insostituibile marito che mi ha dato forza e supporto... anche se ho scoperto che associando la parola "salita" a quella di "bicicletta", Corrado perde la capacità di contare!!!...Manca solo una curva e poi la salita è finita - continuava a ripetermi... ma io di curve ne ho contate molte più di una!!!
Di questa piccola grande impresa porto nel cuore la bellezza della natura...la fatica della strada e la gioia della vetta conquistata... lo stupore di un paesaggio che solo la bicicletta ti permette di gustare veramente.
Lungo tutto il giro ho pensato a voi Ciclisti della Dergano e alle vostre imprese (... a volte un pò folli...lasciatemelo dire!)....ho provato sulla mia pelle... o meglio sulle mie gambe...una minima parte della fatica che fate ogni domenica, ogni uscita, ogni Gran Fondo... e per questo vi dico: SIETE GRANDI e lo dico a ciascuno e ognuno di voi...

Un lungo conquistato a fatica (ovvero 150km sulla via del sale) - di Franco Longhi

Domenica 2 aprile: sveglia all’alba . Sono a Cervia insieme agli amici del gruppo per partecipare alla Granfondo la Via del Sale. Ad accompagnarmi la moglie, come per quasi tutti.
La sera prima abbiamo cenato tutti insieme e , tra un discorso e l’altro, ognuno ha pensato a quale percorso affrontare il giorno dopo. “Io parto per il medio” chiosa il nostro presidente “non ho la gamba allenata per affrontare 150 Km”. “Anch’io il medio” gli fa eco Marco “dopo una settimana di stressante lavoro, non me la sento di fare altro”. Anche Ornella e Gianluca partono per affrontare un percorso breve, sono consci dei limiti attuali, ma sicuramente cresceranno durante l’arco della stagione.
“ e io” mi domando “che cosa farò?” . Ci pensa subito Emilio a togliere il dubbio. “Ci siamo allenati abbastanza e tentiamo l’avventura del lungo”. Ha ragione, abbiamo macinato molti km durante l’inverno, la gamba gira bene, e vada per il lungo. Anche Massimo e Eric optano per questa soluzione. Faremo di tutto per stare insieme.
E così la domenica mattina sono pronto alle 6.30, già con la divisa, per far colazione. L’albergo dove soggiorniamo è posizionato sul lungomare, esattamente alla partenza del nostro gruppo di pertinenza, una bella comodità. Alle 6,30 albeggia, respiro un po’ d’aria buona e attendo gli amici per sedermi a tavola. Ci precede il gruppo ciclistico Piovese, una marea di persone invade la sala colazioni. Arrivano i nostri e cominciamo a mettere qualcosa sotto i denti. Non troppo per evitare inutili appesantimenti. Mi concedo un panino con mortadella e formaggio, succo di frutta, un the e biscotti.
In tasca ho qualche riserva e poi ci sono sempre i ristori. Già, i ristori, alla fine non ne abbiamo saltato uno, tanto per non farci mancar nulla.
La partenza è alle 8, ritrovo con i camperisti Marco e Massimo alle 7,30 per ingresso in griglia. Tutti belli pronti, foto di rito e alè , attendiamo pazientemente il nostro turno. Sono le 8,15 e finalmente via, inizia la nostra avventura. Come al solito tutti testa bassa e pedalare, le velocità aumentano, vedo sfilare come una freccia il Marco, spero che vada alla grande. Cerchiamo di stare insieme il più possibile fino ai piedi delle colline, poi la salita farà la sua selezione.
Mi sento bene, le gambe girano velocemente, per ora sono soddisfatto. Attendo di inerpicarmi per carpire le giuste sensazioni. Siamo dentro un folto gruppo, si fa meno fatica stare a ruota, Massimo come sempre è disponibile a colmare qualsiasi distacco per non perdere terreno. Grande Massimo! Si allena poco o tanto è sempre competitivo, una vera forza della natura.
Arriviamo in cima alla prima salita senza particolari patemi, però la strada è ancora molto lunga. Ricompattato il gruppo, fatti i dovuti rifornimenti, scattato la foto, via che si riparte alla volta della seconda salita, preceduta da mangia e bevi, a volte con pendenze importanti, che spezzano il ritmo.
I gruppi si dividono in prossimità dei bivi che identificano i diversi percorsi, noi rimaniamo compatti e affrontiamo la seconda salita di giornata, anche la più lunga, con un buon ritmo. Arrivati in cima saremo a metà percorso, ormai il dado è tratto, non possiamo più cambiare idea. Emilio, Massimo, Eric siete i miei compagni di viaggio in questa pazza avventura!! Non senza fatica si arriva in cima e anche lì sgranocchiamo qualcosa, aspettandoci e riprendendo fiato.
Discesa ripida con fondo stradale dissestato, non vale la pena rischiare e tiro volentieri i freni. E come sempre la discesa finisce subito e nel fondo valle i saliscendi la fanno da padroni, creandomi qualche difficoltà. Tengo duro e marciamo spediti verso la terza salita, una di quelle preferite dal grande campione cesenate Marco Pantani, la frequentava spesso durante i suoi allenamenti. Addirittura viene predisposta una postazione per cronometrare la salita, per potersi paragonare a tale campione: per emularlo il tempo di percorrenza deve stare nel range 18/19 minuti, roba stratosferica viste le pendenze da affrontare. Chissà quanto ci metterò io, non credo meno di mezz’ora.
Nel frattempo il Massimo rompe gli indugi, la scritta Pantani sulla strada gli ha messo le ali e vola in solitaria sino al traguardo della Cima: bellissima prestazione!
Ci aspettiamo come sempre e come sempre inganniamo eventuali attese con una solenne mangiata. Una magnifica porchetta troneggia sul tavolone e proprio in quel momento il cuoco ha preparato dei deliziosi panini ai quali è impossibile resistere. Vorrà dire che farò una discesa più tranquilla per digerire meglio.
Macchè discesa tranquilla, la giornata ha virato portando un tiepido sole e noi andiamo a tutta per arrivare al traguardo in tempi rapidi. C’è ancora una salita ad aspettarci, anche qui con pendenze in doppia cifra ed Eric inizia a soffrire queste salite così secche.
E così, arrivati in cima in tre, come potevamo non gustare una piadina con salciccia alla piastra? Devo dire che gli addetti alla distribuzione sono stati di una gentilezza squisita, mettendo a disposizione tutto ciò che potevano e noi abbiamo fatto di tutto per onorarli. Così piadina, torta e caffè, tutto molto buono.
Ripartiamo cercando sempre l’unità senza esagerare per non mettere in difficoltà chi è più affaticato: un passo regolare anche se non molto veloce. Massimo, la locomotiva, sempre davanti a tirare, Eric dietro per non prendere aria, Emilio e io a chiudere. Il vento trasversale è una piaga, però a Cervia è un classico e quindi non bisogna lamentarsi più di tanto, l’hai già messo in conto alla partenza.
E così dopo 150 km arriviamo tutti insieme al traguardo, contenti per aver passato un’intensa giornata di sport: per me, che era la prima volta su un percorso lungo, una gran bella soddisfazione.
Alla prossima ragazzi!!

La Dergano "invade" Morimondo - di Corrado Agnoletto

Domenica 19 marzo si celebra la festa del papà, ma anche la prima aggregante della Dergano, prova molto importante, che aiuta a cementare i rapporti tra i soci e consente di pedalare ad un ritmo leggermente più tranquillo (almeno per un avolta alll'anno), con lo scopo di condividere una uscita tutti insieme. Destinazione la bellissima abbazia di Morimondo, per la tradizionale foto di squadra.
Così, alle 8 in punto, un folto gruppo di ciclisti derganesi nella loro splendida divisa biancoblu (sfoggiando anche il nuovo pantaloncino), partono da Piazza Dergano per raggiungere la ciclabile del Naviglio Grande fino ad Abbiategrasso, e poi via lungo il naviglio di Bereguardo fino a Morimondo.
Viaggio tranquillo, se non fosse per il piccolo incidente occorso a capitan Nino, il quale, urtato da un ciclista che arrivava in senso opposto, finisce a terra sbucciandosi un ginocchio; pronto l'intervento dei colleghi che lo soccorrono e lo aiutano a rimettersi in sella; da notare che tra medici, infermieri e ambulanzieri, l'unico attrezzato a prestare soccorso al povero Nino è stato l'architetto Roberto...!
Giunti a Morimondo, sale in cattedra il presidente Corrado, che come un direttore d'orchestra, ordina e organizza tutto il gruppo sul sagrato della chiesa per scattare le foto di rito.
Scattati anche i ritratti di tutti i soci è il momento di un buon caffè gustato in piazza, e poi via, tutti a casa a velocità sostenuta... i festeggiamenti per tutti i papà derganesi non possono aspettare!

RandoRiver - di Paolo Romei

Si scrive mountain bike ma si legge rampichino ; per divertirsi infatti non è obbligatorio andare per forza in montagna a percorrere discese mozzafiato.
Infatti domenica 5 marzo 2017, in occasione dell'ormai tradizionale randonnee di 200 km nel Parco del Ticino che parte da Nerviano, noi amanti delle ruote grasse ci siamo cimentati nella Randonee off road nel Parco del Ticino che si è disputata fino al 2013.
Avevamo la traccia del percorso noto come Rando River e tanta voglia di metterci alla prova su un percorso di oltre 100 km in fuoristrada.
Ci siamo trovati con gli amici che avrebbero fatto il percorso su strada per una bella foto insieme, siamo partiti per la nostra avventura fuoristradistica.
Nei giorni prima aveva piovuto e temevamo di infangarsci, invece con nostra grande sorpresa abbiamo trovato pochissime pozzanghere lungo il percorso ed alcuni tratti dove erano stati realizzati dei passaggi molto divertenti che evitavano i tratti più fangosi.
Il percorso è praticamente al 100% lontano dalle strade dove passano le macchine.
Abbiamo avuto l'asfalto delle ciclabili lungo gli argini dei Navigli e dei canali nella bassa,
Le tratture sterrate che attraversano i campi e le risaie asciutte ed infine degli splendidi tratti in singletrack lungo la riva del Ticino.
Soprattutto questo tratto ha messo alla prova la capacità di guida di tutti noi, con impegnativi slalom all'interno del bosco, discese corte nei canali che incrociavamo e risalite che si effettuavano di slancio.
Ciliegina sulla torta il ponte tibetano che si trova a Turbigo, una vera nota di avventura a quattro passi da Milano.
Visto l'orario e la stanchezza il rientro da Turbigo è avvenuto lungo la ciclabile del Villoresi, tagliando una quindicina di chilometri di fuoristrada a nord del Villoresi, che ci riserviamo di percorrere con più calma partendo dal Parco delle Groane.
Insomma una splendida giornata incorniciata da un bel sole e dalla piacevole scoperta che si può fare mountain bike divertendosi anche su percorsi pari accessibili anche i bikers meno esperti.
Alla fine 115 km con un dislivello di 300 m. percorsi in poco più di 6 ore dai 3 bikers Paolo Raffaele e Riccardo.
Un bel percorso sicuramente da replicare il prossimo inverno.

Rospi in migrazione - di Donato Manniello

Ieri per me e’ iniziata la diciannovesima stagione di affiliazione al gruppo ciclistico della Dergano.
I ricordi sono ancora nitidi delle prime uscite domenicali, allora eravamo una quindicina di soci, tutti molto motivati .
Devo dire grazie a molti di loro, che con pazienza e abnegazione mi stimolavano a pedalare.
A me piaceva il ciclismo, uno sport all’aria aperta, col vento in faccia, e con la natura che ti faceva compagnia.
Devo essere sincero: le prime volte era faticoso, alzarsi presto la mattina, fare colazione controvoglia, lasciare il letto caldo e vestirsi pesante per fronteggiare il freddo; ma la passione era tanta, e passato il primo momento di pigrizia, si aprivano orizzonti inesplorati.
Ricordo ancora la mia prima volta , partenza da piazza Dergano e arrivo a Como in riva al lago; non ci potevo credere, che con la bici sarei arrivato fino a Como.
E poi ritorno dalla stessa strada, la comasina… che emozioni a pensarci adesso.
Il campionato inizia sempre all’inizio della primavera, e ieri ,che era il primo giorno, passando lungo la strada che costeggia il lago di Montorfano avevo visto un cartello , ma non avevo afferrato bene la scritta stampata sopra.
La nostra brava e simpatica Samantha, però, non si e’ lasciata sfuggire la scritta e incuriosito le ho
chiesto cosa ci fosse scritto: rospi in migrazione.
Infatti, con l’arrivo della stagione primaverile, le giornate si allungano, le temperature sono più miti,sugli alberi cominciano a spuntare le prime gemme, i prati si riempiono di fiori.
E cosi anche gli animali capiscono che è ora di uscire dalle proprie tane.
I rospi, in particolare, che l’inverno li tiene lontani dall’acqua, con la primavera vanno in cerca dell’acqua.
Emigrano. Dalla montagna al lago. Devono depositare le uova. E passare la stagione estiva vicino all’acqua.
Ma questa migrazione può essere fatale per loro.
Devono attraversare la strada e molti automobilisti umani, non fanno molta attenzione; questo è il motivo del cartello.
Ma noi ciclisti siamo stati bravi e attenti a non investire nessun rospo, per loro fortuna.
E’ bello e stimolante paragonare il mondo dei viventi così affascinante.
Ma adesso lasciamo perdere quest’argomento e parliamo dell’uscita di ieri.
Il percorso ritagliato dal nostro Antonio, è risultato interessante e inedito per tanti di noi.
Una giusta altimetria e una lunghezza adatta per le prime uscite.
Molti hanno già un’ottima forma ma sono attenti sempre a non lasciare nessuno indietro.
E’ questo spirito che fa grande una squadra, che ti fa tornare a casa soddisfatto e gratificato.
La bicicletta, se non sei generoso con lei, ti abbandona, è con la bicicletta che trovi i giorni belli.
Io trovo che la mia qualità della vita dopo diciannove anni con la Dergano, sia molto migliorata.
Pedalare con tante persone diverse da me, e’ un arricchimento per la mia anima.
Spero di passarne tante ancora di queste stagioni, e sempre in compagnia con la Dergano.
W la Dergano

Sarah alla conquista di Loano - di Roberto Perego

Il 19 febbraio è il grande esordio della nostra Sarah alla sua prima vera gran fondo.
La aspetta la griglia di partenza in quel di Loano
Partenza al fulmicotone con medie attorno ai 50 orari. Tutti corrono avanti per aggredire anzitempo la prima salita di 6 km al 7/8 %.
Sarah pilotata egregiamente dal suo fido gregario supera con affanno la prima asperità. Quindi un susseguirsi di mangia e bevi portano alla prima discesa tecnica tra gli ulivi e le mimose in fiore.
Da lì 15 km ci separano al gpm e Sarah in continua crescita riesce a superare due avversarie su un terreno a lei poco congeniale: la salita più lunga di giornata.
Una volta scollinato, separeranno la nostra atleta al traguardo gli ultimi 30 km con due piccoli strappetti aspri da un km e una discesa davvero tecnica e togli fiato dove tutti i muscoli sono messi a dura prova.
Sarah finirà la gara di 106 km in 3 ore e 39 al 9° posto di categoria emozionata, felice e tanto fiera di sé.
Io sono felice per la sua impresa. Non poteva andare meglio!
Contornati poi da un tiepido clima ligure e da un buon pasta party finale.

La mia MiRando Milano - di Franco Longhi

20 febbraio 2017

Ieri 19 febbraio, insieme a tantissimi altri ciclisti, ho partecipato alla MI-Rando, una randonnèe breve da 100 km con base logistica in città ai bordi del Naviglio Pavese. Il nostro gruppo è partito compatto da piazza Dergano alle 7.45 alla volta del punto di partenza posto sull’Alzaia del Naviglio. Insieme a me Antonio, Marcello, Franco Carofano, Gianni, Marco e Roberto.
Al ritrovo mi accorgo che in tanti abbiamo aderito a questa manifestazione, molti gruppi sono arrivati anche dalla provincia e pure da altre regioni. Vedo maglie amiche della Gianni Cycling ed Equilibrio Urbano e poi tanti della Brontolobike, Cassinis e molti altri.
All’iscrizione Marcello ritrova una vecchia amica con la quale, insieme a Roberto, si è cimentato in una randonnèe nel 2016, insomma c’erano proprio tutti. Arriva anche Massimo all’appuntamento e così il gruppo è al completo. Io e Gianni diligentemente ci inseriamo in coda al gruppo, gli altri rimangono imboscati davanti. Fa freddo, giustamente perché siamo in inverno, anche se noi avremmo preferito partire col sole.
Con il nostro cartoncino in mano alle nove in punto inizia la punzonatura e finalmente si parte.
Rapidamente ci riagganciamo e iniziano le danze, con Marcello, Roberto e Donato subito in evidenza. Si perché Donato e Antonio Petruzzellis si sono aggregati senza iscrizione e vogliono portare a termine il percorso lungo.
Forza tutti dentro!!
Non è così, la velocità è costante oltre i 30, si staccano Antonio e Franco Carofano, Massimo in compagnia di un’amica va via tranquillo per il percorso da 60. I ritmi sono dettati dai gruppi numerosi che arrivano da dietro a forte velocità, Marcello in ottima forma coglie l’attimo e sparisce dall’orizzonte.
Il percorso è tutto su ciclabile fino a Pavia e in compagnia tutto fila che è una meraviglia. Ci alterniamo a tirare un po’ tutti, Donato e Antonio rimangono con noi in modo sorprendente. Tempo un’ora siamo a Pavia, un servizio d’ordine impeccabile ferma il modesto traffico per farci passare: alle randonnèe non s’era mai visto. Al ponte sul Ticino il gruppo si fraziona, rimaniamo davanti in quattro, Donato e Antonio si attardano, Roberto davanti a tirare.
Siamo ora su strada provinciale, ma passa una macchina ogni tanto e non notiamo la differenza. La direzione è verso Zerbolò, poi in virata verso Bereguardo, dove nei pressi del ponte di barche ritroviamo Marcello, quasi rapito da una visione di cicogne. E così ci ritroviamo in quattro sulla pista ciclabile che da Bereguardo porta ad Abbiategrasso, via solitaria che ogni tanto interseca delle provinciali, quasi fossero dei toboga da attraversare. Passano i chilometri e del sospirato ristoro ancora nulla, solo terra coltivata e canale semi asciutto sulla destra.
Finalmente un cartello annuncia “RISTORO ” , peccato che sul ponte che attraversa il canale siamo dovuti scendere dalla bici tanto era in pendenza. Dopo un km si arriva alla cascina: chi ci ospita ha preparato thè caldo e torta di mele, una vera prelibatezza. Due ragazze invitano con voce stridula a far vidimare i cartellini. Qualche minuto di relax e si riprende la via. Sono le 11.45, prevediamo di arrivare verso le 13 all’arrivo.
Ritmi ancora alti per noi quattro, sempre oltre i 30. Alla fine della ciclabile, ad Abbiategrasso, la direzione è Gaggiano, Corsico e poi ancora la ciclabile del Naviglio Grande. Siamo a Milano oramai, ma non molliamo sino alla fine. I vigili ci indirizzano verso il sospirato arrivo.
Complimenti a tutti i miei soci che hanno dato il meglio per arrivare a un orario decente.
Marcello chiama Marco che non è con noi da molto. Viene informato che per un’urgenza particolare Marco è dovuto andare sul posto di lavoro.
Marco, chissà a che ora sarai tornato a casa! Siamo tutti con te, sei un grande.
Soddisfatti della nostra sgambata, in quattro siamo sulla circonvallazione, ognun per la propria magione.
Alla prossima ragazzi!

Strada Alta della Val Bedretto - di Dario Losio

Il nostro Dario Losio ha portato la sua bici fino in Svizzera, nella Val Bedretto per percorrere la strada alta.
nel link il suo racconto di questa magnifica escursione.
Bravo Dario!

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